Una vicentina a Trieste

E 100!
Cento post, la maggior parte sono ricette, alcuni sono pensieri sparsi qua e là, altri sono ricordi di luoghi in cui sono stata e ho mangiato davvero bene.
Ogni pagina di questo blog mi ha vista camminare, crescere e cambiare. Voi che mi avete letta avete partecipato delle mie gioie, dei miei dolori, dei miei cambiamenti.
Il più grande è stato proprio quest'anno. Ho fatto le valigie, ho caricato il furgone e la macchina e con Davide e Mojito mi sono trasferita a Trieste.
Vista di Vicenza da Piazzale della Vittoria
Non è stato semplice salutare la mia amata Vicenza e chi mi conosce bene lo sa. Sa che se c'era una persona che non se ne sarebbe mai andata dal Triangolo delle Bermuda Venete, quella persona ero io. Le sue colline sempre verdi, che all'inizio dell'autunno vedono spuntare qualche macchia gialla e rossa; la Basilica Palladiana che svetta in Piazza dei Signori e fa l'occhiolino ai turisti; il lago di Fimon dove ho portato Mojito a fare le sue prime passeggiate in compagnia mia e di Davide; i bar parcheggio, che ho tanto criticato, ma che  alla fine mi hanno spesso e volentieri ospitata (vogliamo mettere la comodità di parcheggiare ad un metro dal bancone?); le osterie, gli agriturismi, i classici sabati sera con la banda: aperitivo alle 19:30 e poi cena alle 21:30...forse; la modernissima e criticata Gotham City con il mio supermercato preferito; la pizza in Piazzetta a Valmarana con la famiglia; le confessioni in stradina Nani; e tutti quei ricordi che ho accumulato in trent'anni di vita e che mi fanno emozionare.
Ci sono giorni in cui, cara Vicenza, mi manchi moltissimo, ma Trieste, in tre mesi, è riuscita a conquistarmi.
Vista di Piazza Unità d'Italia dal molo Audace (Trieste)
Non sono cascata male, per niente. Avevo già capito che ero fregata la prima volta che ho messo piede su suolo triestino. Appena imboccata la costiera eccolo lì: il paesaggio si apre ed il golfo appare togliendoti il fiato. Un'immensa distesa blu, con i pescherecci e le barche a vela stagliate sull'orizzonte; il castello di Miramare che ammicca dal suo scoglio; il canal Grande che per me resta uno degli scorci più belli, se non il più bello; il molo audace che corre verso il mare; Piazza Unità d'Italia che troneggia su tutto. Il verde è stato sostituito dal blu, le osterie dai buffet e la macchina dal bus. Ora ci sono le domeniche al mare, alla ricerca di nuovi scorci e nuovi azzurri in cui specchiarsi; le serate con i nuovi amici; i momenti di relax a Barcola con Clara.
Una cosa però resta costante: cambia il paesaggio ma io no. Resto sbadata come sempre, gaffista nata e svampita cronica. Credo di essere una dispensatrice di risate ed oboli (forse un giorno, quando Gianluca deciderà di aver esaurito le battute vi racconterò la storia dell'obolo). In fin dei conti sono sempre stata così. Prova ne è  questo ricordo: ero in gita con la scuola a Roma, non mi ricordo con esattezza cosa avessi detto o fatto, e Tode, un mio compagno di classe, mi ha guardata e mi ha detto "Eleonora, sei proprio un manga!". Insomma un fumetto vivente, che cade, si spacca e va a sbattere contro i pali. Tutte le buche sull'asfalto sono mie e di strafalcioni mi posso riempire la borsa.
Tutto questo per dirvi che cento post sono un traguardo da festeggiare, ed io voglio farlo condividendo la mia nuova realtà, deliziandovi con alcuni scorci triestini e piccoli aneddoti: dalla necessità di assimilare un nuovo vocabolario, anche per ordinare il caffè, per passare, ovviamente, all'enogastronomia di questi luoghi.
Perché il bello del cambiamento è proprio conoscere ed imparare nuovi mondi, sempre portando con sé il proprio!

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