Jota: non solo una minestra


Il primo post dell'anno è all'insegna della nostalgia, perché se nessun posto è come casa, nessun luogo è come quello che ti ha resa indipendente. E Trieste per me è questo. Uno dei piatti più cari ai triestini, che tutte le nonne e le mamme preparano, è la Jota, un minestrone a base di capuzi garbi (cappucci acidi) e fagioli. 
È il piatto dell'inverno, delle serate con la famiglia, delle pantofole e delle domeniche senza pensieri. Preparatela per le persone che amate, per un amico triestino, per scoprire un nuovo sapore o ritrovarne di vecchi.

Ingredienti:
200 g di fagioli
250 g di patate 
250 g di cappucci acidi
1 foglia di alloro
2 cucchiai di farina
olio extravergine d'oliva
aglio
sale 
pepe 
comino

Mettiamo a bagno i fagioli secchi la sera prima. 
Il giorno dopo scoliamoli e uniamoli alle patate lavate, sbucciate e tagliate a dadini e cuociamoli insieme. In un'altra casseruola bolliamo i cappucci con il comino e l'alloro coperti d'acqua, che dovrà assorbirsi tutta. In una pentola facciamo un soffritto con olio, farina e l'aglio. 
La mamma di Davide aggiunge anche un po' di cotenna di maiale. 
Togliamo l'aglio e uniamo al soffritto i cappucci, saliamo e pepiamo. Uniamo il tutto con i fagioli e le patate e lasciamo bollire lentamente per almeno altri venti minuti. 
Servitela ben calda e gustatevi ogni cucchiaio.

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